Davanti a una pagina bianca: i benefici della scrittura creativa per la terza età
Perché per scrivere non è mai troppo tardi
Sono già trascorsi tre anni dal primo laboratorio che ho svolto, in collaborazione con l’associazione Bolab, di avvicinamento alla scrittura creativa per la terza età. Mi ha sempre colpito l’iniziale paura, di alcuni partecipanti, di riempire un quaderno con i propri pensieri. Si preoccupano di non essere abbastanza bravi o portati, e trattano la carta con circospezione, scusandosi, per l’eventualità, di farne cattivo uso.
Io penso che la scrittura appartenga a tutti. E noi ne siamo in possesso a prescindere, per il solo fatto di essere umani. Gli anni accumulati di vita, le esperienze, le gioie e i dolori, meritano di trovare una forma, una voce, una permanenza, un loro luogo.
Le voci dei grandi Scrittori
Cosa ha spinto i grandi scrittori del contemporaneo o della narrativa classica, in un certo momento della loro vita, a mettere su carta il proprio vissuto e a trasformarlo in romanzi, racconti? Cosa significa scrivere per loro?
Lasciare traccia di sé nel tempo
“Sono convinto che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.” (Agora Kristóf)
Per la scrittrice ungherese Agota Kristóf, il punto è ricordarsi di ricordare. Non lasciare cadere il tutto in un dimenticatoio di giorni bui. Tenere in vita un pezzo di quello che siamo e che non ritorneremo più ad essere. Rimanere, oltre l’era dei tempi, eterni.
Dare ordine al caos
“Scrivere è, per me, il tentativo di mettere ordine nel mondo che sento come labirinto, come manicomio.” (Friedrich Dürrenmatt)
Per Friedrich Dürrenmatt noi scriviamo. E diamo ordine alla turbolenza che ci appartiene. Che ci scuote da dentro. Cosa? Poco importa. Il punto è l’opera di traduzione: passare dall’emozione alla parola, racchiudere il caos in una riga, in una pagina. Poi respirare.
La terapia della pagina bianca
“Scrivere è una forma di terapia; a volte mi chiedo in che modo tutti coloro che non scrivono, compongono, o dipingono riescano a sfuggire alla follia, alla melanconia, al panico, che è insito nella condizione umana.” (Graham Greene)
Graham Greene tocca un punto cruciale: la scrittura non è un lusso, è una necessità. Una maniera di sopravvivere ai pesi della vita. Possiamo quindi pensare anche ad un’altra risorsa della scrittura: la trasformazione dei nostri dolori, talvolta indicibili, in materia principale di una nostra narrazione creativa.
I benefici scientifici della scrittura
Ora passiamo dalla letteratura alla scienza: cosa succede esattamente quando mettiamo una penna sul foglio?
Lo psicologo James W. Pennebaker ha dimostrato che praticare la scrittura espressiva, ossia scrivere delle nostre preoccupazioni, per almeno 15 minuti al giorno, migliora significativamente la salute mentale e fisica (Pennebaker, 2004; Baikie & Wilhelm, 2005), riducendo lo stress e potenziando di conseguenza la memoria.
Scrivere, infatti, aiuta a tradurre le emozioni in parole, permettendo di elaborare la sofferenza e ridurre le manifestazioni sintomatiche (Bonino, 2006; Demetrio, 2008; Zannini, 2021).
Durante la scrittura si verifica inoltre quella che Demetrio definisce “bilocazione cognitiva” (Demetrio, 1995): un distanziamento che consente di osservare dall’esterno sé e la propria storia con maggiore lucidità.
La scrittura autobiografica facilita l’attribuzione di senso alla propria vita (Formenti, 1998; Zannini, 2021) e, come sosteneva Foucault, costituisce una “tecnologia del sé” che trasforma chi scrive, facendogli scoprire aspetti prima sconosciuti (Foucault, 2001; 2003).
La pratica narrativa produce effetti su autostima, eterostima ed esostima (Bolzoni, Demetrio & Rossetti, 1999), migliorando sia aspetti intrapersonali sia interpersonali (Ruini & Mortara, 2022).
Narrare la propria storia costituisce inoltre un fattore protettivo di resilienza (Demetrio, 2012): durante il Covid-19, progetti come “Amici di penna” hanno dimostrato come la scrittura possa costruire ponti tra generazioni e combattere l’isolamento degli anziani.
Come iniziare
“Quando non avete voglia di scrivere, settate il timer che usate quando cucinate su un’ora (o anche mezz’ora) e mettetevi a scrivere fino a quando il timer non suona. Se continuate a non aver voglia di scrivere, siete liberi per un’ora. Di solito, però, ora che il timer suona siete talmente assorti nel vostro lavoro da non avere nessuna voglia di smettere, e allora andate avanti. Invece del timer della cucina potete fare il bucato e usare la lavatrice come timer. Alternare il mentalmente pesante lavoro di scrittura con compiti come lavare i piatti o fare il bucato, in cui non c’è molto da pensare, vi darà l’intervallo di cui avete bisogno per farvi venire nuove idee o arrivare a nuove intuizioni. Se non sapete come andare avanti con quello che state scrivendo… pulite il cesso! Cambiate le lenzuola del letto. Per Dio, ripulite la tastiera del computer. Vi verrà un’idea migliore” (Chuck Palahniuk)
Prendete un quaderno e una penna. Come consiglia Chuck Palahniuk, autore di Fight Club e Soffocare, impostate un timer. Quindici minuti andranno benissimo.
Scrivete quello che vi viene in mente. Un dettaglio che vi ha colpito della giornata che avete vissuto. Un ricordo della vostra infanzia. Una lettera da regalarvi per il vostro prossimo compleanno. Quando suona il timer, potete smettere di scrivere oppure decidere di continuare.
Rendete questa azione un’abitudine, ripetendola quotidianamente. Non fate leggere niente a nessuno. Non cancellate. Non correggete. Lasciate che le parole fluiscano come vengono. Non pensate al risultato finale.
l’eredità che sopravvive
La parola sopravvive al corpo. Le vostre storie sopravvivranno a voi. Non è una questione di bello o di brutto, di talento o di mancanza di talento. È una questione di tenere in vita un pezzo, di superare in qualche modo la morte. È questo che fanno le parole: le sopravvivono, ci sopravvivono.
